Circa don Giosuè Ponsiglione, solo accennato nel Menologio, ma meritevole del volumetto curato dal P. Virginio M. Colciago, “Ascesa”, Roma 1937, pubblichiamo volentieri questo piccolo estratto inviatoci dal carissimo Signor Mario Rosario Ponsiglione, sulla figura del giovane barnabita (1912-1934) deceduto alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale, unitamente a uno stralcio di sue lettere che fanno parte di una più ampia pubblicazione in corso di preparazione. 

Ricordo di P. Giosué Maria Ponsiglione – Novizio Barnabita
Anima amorevole e missionaria

(12 Agosto 1912 m. 25 febbraio 1934)

Alunno del Liceo Collegio Bianchi riportando il passaggio di maturità. Sentì la chiamata del Signore a farsi Religioso Barnabita e domandò d’essere ammesso alla nostra Congregazione. La prima lettera di informazione del Superiore del coll. Noviziato di S. Felice è in data 27 agosto 1930; la seconda è del 25 settembre 1930. Fu accettato dal capitolo del Collegio di S. Felice il 26 settembre 1930, e approvata l’accettazione dalla Consulta straordinaria del Provinciale della Provincia Napoletana il 4 ottobre 1930.

Ammalatosi gravemente di polmonite e ricoverato al Fatebene Fratelli, Il 24 febbraio 1934 mattina ebbe il Santo Viatico e l’Estrema Unzione. Salì al cielo il mattino seguente 25 febbraio alle ore 8,18, confortato dalla presenza dei familiari ed assistito dal R. P. Preposto Riganti, che gli dette l’ultima assoluzione.

 Esempio di profonda vocazione e dedizione al Signore che avrebbe voluto espletare nelle Terre di Missioni, lo ricordiamo, nell’anniversario della sua nascita al cielo, con alcuni suoi scritti tratti dalle lettere a familiari ed amici dove si evince il suo anelito di servizio al Signore.

La vocazione

(Lettera alla famiglia 12 marzo 1933)

Carissimi,

ieri, 11 marzo 1933, nove dei miei compagni sono stati ordinati sacerdoti ed oggi hanno celebrato la loro prima S. Messa!… Ancora 734 giorni e, il 16 marzo 1935, anch’io sarò ordinato sacerdote … quale gioia! … quale confusione! … Come oggi nove miei compagni hanno rinnovato il sacrificio del Calvario, anch’io dovrò farlo tra due anni soli… pochi per prepararsi a tanta eccelsa dignità…. Che eleva l’uomo ad altezze vertiginose… fino a Dio! … fino a Dio e lo rende simile a Lui! … Ma chi sono io … perché Iddio ha scelto proprio me, tra tanti miei compagni di liceo… più buoni, più santi? … Misteri della grazia di Dio che opera come e quando vuole! … Pregate tanto tutti, preghiamo insieme perché il Signore supplisca con la Sua misericordia a quanto manca in me per la santità…!!!

(Lettera al compagno di classe Gennaro Giannattasio 8 febbraio 1934)

Partii da Napoli il 15 agosto 1930 per il noviziato di San Felice a Cancello ed ivi feci la vestizione il 10 ottobre dello stesso anno (…)

Fu lì che il Signore tolse con amorosa cura dalla mia anima tutti i desideri del mondo, fece brillare di una luce più fulgida la meta a cui mi aveva destinato: il sacerdozio eterno di Cristo!

(…) Ma … mi domanderai che cosa mi ha spinto a tal passo?

Ti rispondo subito che non ho avuto nessuna rivelazione. … solo un pensiero che Dio mise nella mia mente decise della mia vita e fu il pensiero delle anime, di quelle povere anime che ogni giorno muoiono là, nelle terre lontane, senza Sacramenti, anzi qualche volta senza aver conosciuto ancora il vero Dio … perché … i missionari sono pochi! …

E non ti pare sufficiente questa sola idea per decidere di una vita? …

(Lettera alla madre del 18 ottobre 1930)

(…) Io sono contento di tutto, accettando questa vita, che io ho scelta, con un piacere sempre crescente.

(Lettera ai familiari Roma 11 gennaio 1933)

Ma ho scritto: auguri di buon anno, con voi anche a me: quest’anno come sembra, dovrò essere sacerdote: sarà verso la fine dell’anno, non importa: come sono passati tanti mesi, ne passeranno altri dodici!… Ed immaginando la vostra gioia per la mia ordinazione, faccio gli auguri a me e a voi: a me, perché possa essere veramente santo, come vuole Lui, che mi ha tratto dal mondo; a voi perché l’avere un figlio, un fratello sacerdote vi sia pegno di sempre maggiore e più benefiche grazie dal cielo.

(Lettera a zia Rosa del 20 Gennaio 1933)

… Povero mondo che non conosce Iddio! … Quando io penso alla grazia immensa ricevuta da Lui, nel farmi ritirare dal mondo corrotto, io sento il dovere, il sacrosanto dovere di ringraziarlo di tanto amore, di tanta predilezione, sento il dovere di amarlo, fino all’immolazione completa… al sacrificio! …Il mondo purtroppo guarda alla mia e all’altrui vocazione alla vita sacerdotale come una egoistica risoluzione del problema economico-sociale! … ma non è così! … Iddio ci ha chiamati con la forza del suo amore e noi siamo venuti a Lui che ci tendeva le braccia con paterno affetto, con tutto lo slancio del nostro cuore! … Siamo venuti a Lui, ci siamo ritirati con Lui, per amarlo più fortemente, perché il nostro cuore, nella solitudine, vibrasse all’unisono col suo cuore di Padre! … Ci siamo ritirati con Dio per conoscere le più intime bellezze del Cuor suo, per poterle comunicare ad altre anime, a tante anime che non amano Iddio perché non lo conoscono! … La nostra vita non è dunque, come dicevo sopra, una risoluzione del problema che assilla il mondo intero ma è una prova di amore, di amore sentito, vibrato, eternamente suggellato dai tre voti di castità, povertà ed obbedienza! …  

(Lettera alla madre del 15 agosto 1933)

  (…)      anzi, a proposito, oggi, se ben ricordate è il terzo anniversario della mia entrata nella casa del Signore, in questa casa benedetta dove c’è pace che non tramonta mai…

(…) il 29 agosto prossimo partiremo da Firenze per raggiungere ancora Roma. Da Roma l’anno prossimo, in luglio, terminato il terzo corso di teologia verrò qui a S. Felice per prepararmi all’offerta solenne…sono passati tre anni dalla mia entrata in Noviziato come un sogno… un sogno dorato: ne sia ringraziato Iddio ed Egli stesso, nella sua infinita misericordia mi prepari ai voti solenni e ancora mi prepari al non lontano sacerdozio… manca solo un anno e mezzo.

(Lettera ai familiari Festa di Tutti I Santi 1933)

Fra 8 (otto) mesi ci rivedremo costì per i tre mesi di noviziato che andrò a passare a S. Felice, finiti i quali mi offrirò eternamente al Signore, a Gesù, in attesa di offrire a Lui stesso all’eterno Padre, dopo pochi mesi, nella Santa Messa. Sono ormai passati tre anni dalla mia vestizione e mi sembra di essere entrato ieri in noviziato: come passa il tempo! … (…) Tre anni! … e dalla S. Messa ormai non mi separano che quindici mesi! … L’anno prossimo, di questi giorni, sarò almeno diacono, l’ultimo grado prima del sacerdozio eterno di Cristo! … Chissà, se fosse viva, come sarebbe contenta la nonna! … e la Sig.na Moscati!