“BARNABITI STUDI”
Rivista di ricerche storiche dei Chierici Regolari di S. Paolo (Barnabiti)

41 (2024)

Sommario

Filippo M. LOVISON, Editoriale, pp. 5-6; Stefano U. BALDASSARRI, Padre Massimiliano Buzzi e la prima traduzione italiana delle «Argonautiche» di Valerio Flacco, pp. 7-44; Filippo M. LOVISON, L’intrigante eredità della Provincia Austriaca, pp. 45-124; Lia Raffaella CRESCI, Il sostrato teologico dell’icona del Sacro Volto, pp. 125-133; Alberto CADIOLI, La questione della lingua in alcuni scritti di Barnabiti del XVIII Secolo, pp. 135-154; Filippo M. LOVISON, La vexata quaestio del Fondatore delle Quarantore e la Storia dei Barnabiti del Premoli, pp. 155-174; Romualdo LUZI – Carmen RAVANELLI GUIDOTTI, A proposito della Spezieria dei Barnabiti a Macerata, pp. 175-181; Filippo M. LOVISON, recensione a Pasquale RIILLO, Incursioni “turchesche” e sbarchi di “immigrati” sulle coste calabresi. Quale svolta nelle relazioni tra i popoli?, Napoli, la Valle del Tempo, 2026, 221 pp.; Illustrazioni tavv. f.t.; Abstracts, pp. 195-198; Indice dei nomi di persona e di luogo, pp. 199-207; Sommario delle annate, pp. 209-218.

Abstracts

STEFANO U. BALDASSARRI, Padre Massimiliano Buzzi e la prima traduzione italiana delle «Argonautiche» di Valerio Flacco, pp. 7-44

L’obiettivo del saggio è quello di proseguire una ricerca biografico-letteraria cominciata un paio di anni fa e che già ha prodotto un articolo da poco apparso nella rivista «Studi sul Settecento e l’Ottocento». L’indagine verte su Massimiliano Buzzi (Milano, 1684 – Mantova, 1763), apprezzato docente di materie umanistiche in varie città del Centro e Nord Italia, professo barnabita dal 1706, nonché volgarizzatore di Silio Italico, Orazio, Seneca e Valerio Flacco. Se sul volgarizzamento (il primo mai realizzato nella nostra lingua) dei diciassette libri dei Punica condotto da Buzzi l’Autore si è concentrato nel saggio apparso in «Studi sul Settecento e l’Ottocento», nel saggio qui pubblicato ci si sofferma sulla sua traduzione delle Argonautiche (anch’essa la prima in italiano).

The aim of this essay is to pursue a biographical and literary research project that began a couple of years ago and has already resulted in an article recently published in the journal Studi sul Settecento e l’Ottocento. The investigation centers on Massimiliano Buzzi (Milan, 1684 – Mantua, 1763), an esteemed humanities teacher in various cities across Central and Northern Italy, a professed Barnabite since 1706, as well as a vernacular translator of Silius Italicus, Horace, Seneca, and Valerius Flaccus. While my essay in «Studi sul Settecento e l’Ottocento» focused on Buzzi’s translation of the seventeen books of the Punica (the first ever produced in our language), the essay presented here examines his translation of the Argonautica (likewise the first in Italian).

FILIPPO M. LOVISON, L’intrigante eredità della Provincia Austriaca, pp. 45-124

In questo saggio, alla luce delle celebrazioni del IV Centenario (1626- 2026) dell’arrivo dei Barnabiti a Vienna, si percorre la storia della Provincia Austriaca — preceduta da essenziali quanto ineludibili richiami al contesto delle origini — paradossalmente dal 1922, l’anno della sua soppressione. Una lettura inedita, tra luci e ombre, di un’eredità che si allunga fino al 1967 e oltre, quasi sine die, lambendo la contemporaneità. La pubblicazione del testo di due importanti Relazioni del 1958 e del 1966 offrono, infatti, importanti spunti di riflessione anche in vista del traguardo del V Centenario di fondazione dei Barnabiti (2033).

In this essay, in light of the celebrations for the fourth centenary (1626-2026) of the Barnabites’ arrival in Vienna, the history of the Austrian Province is retraced — preceded by essential and unavoidable references to its founding context — paradoxically beginning in 1922, the year of its suppression. It offers an unprecedented reading, amidst light and shadow, of a legacy that extends to 1967 and beyond, almost sine die, bordering on the contemporary era. The publication of the text of two significant Reports from 1958 and 1966 provides substantial food for thought, especially in view of the upcoming fifth centenary of the foundation of the Barnabites (2033).

LIA RAFFAELLA CRESCI, Il sostrato teologico dell’icona del Sacro Volto, pp. 125-133

Nella chiesa dei Barnabiti di S. Bartolomeo degli Armeni a Genova è conservata una icona molto venerata, nota come il Santo Mandillo, cioè fazzoletto dal greco μανδύλιον. Se gli aspetti storici, figurativi e artistici del Santo Mandillo sono stati ampiamente studiati, lo scopo di questo breve contributo è tracciare alcuni approfondimenti sul sostrato teologico di questo schema iconografico che godette di ampia fortuna e si trovò a svolgere una funzione significativa nelle polemiche concernenti la liceità del culto delle icone.

The Barnabite church of San Bartolomeo degli Armeni in Genoa preserves a deeply venerated icon known as the Santo Mandillo meaning “handkerchief”, from the Greek μανδύλιον (mandylion). While the historical, figurative, and artistic dimensions of the Santo Mandillo have been extensively studied, the purpose of this brief contribution is to provide further insight into the theological substratum of this iconographic scheme, which enjoyed widespread renown and came to play a significant role in the controversies surrounding the legitimacy of icon veneration.

ALBERTO CADIOLI, La questione della lingua in alcuni scritti di Barnabiti del XVIII Secolo, pp. 135-154

Per due Secoli, il XVIII e il XIX, nei dibattiti letterari che in Italia hanno coinvolto prosatori, poeti, critici, e nel secondo Ottocento linguisti e glottologi, è stata centrale la «questione della lingua». Non stupisce che alcuni Padri Barnabiti fossero, al loro tempo, protagonisti nei dibattiti, considerando l’attenzione prestata dall’Ordine dei Chierici Regolari di San Paolo (in particolare dalla Comunità milanese di Sant’Alessandro) alla cultura, vantando nelle discipline letterarie e storiche uomini come Pietro Grazioli (1700-1753), Giacinto Sigismondo Gerdil (1718-1802), Salvatore Corticelli (1690-1758), e tanti altri, che testimoniano come il risveglio scientifico-letterario che si manifestò in Italia nella seconda metà del secolo XVIII fosse già ben presente nell’Ordine.

For two centuries — the eighteenth and nineteenth — the questione della lingua (“language question”) was central to literary debates in Italy involving prose writers, poets, critics, and, in the late nineteenth century, linguists and philologists. It is hardly surprising that several Barnabite Fathers were leading figures in these debates in their day, given the Clerics Regular of Saint Paul’s deep commitment to culture (especially within the Milanese community of Sant’Alessandro). In literary and historical disciplines, the order boasted figures such as Pietro Grazioli (1700-1753), Giacinto Sigismondo Gerdil (1718-1802), Salvatore Corticelli (1690-1758), and many others, demonstrating that the scientific and literary revival emerging in Italy during the second half of the eighteenth century was already firmly established within the Order.

FILIPPO M. LOVISON, La vexata quaestio del Fondatore delle Quarantore e  la Storia dei Barnabiti del Premoli, pp. 155-174

Si tratta di un’interessante rilettura delle pagine dedicate dal barnabita P. Premoli alla vexata quaestio del Fondatore delle Quarantore, capace sia di andare al di là delle contrastanti posizioni del Burigozzo e del Morigia circa la loro paternità, disputata tra Sant’Antonio M. Zaccaria, fondatore dei Barnabiti e il cappuccino P. Giuseppe Piantanida da Ferno, sia delle successive accese polemiche — a corrente alternata — divampate nel corso dei secoli a seconda di eventi particolari: dal riconoscimento da parte dell’Ordine dei Cappuccini delle Quarantore come “proprium et speciale institutum” alla canonizzazione di Sant’Antonio M. Zaccaria avvenuta nell’1897.

This study provides an insightful reinterpretation of the pages dedicated by the Barnabite Father Premoli to the vexata quaestio of the Founder of the Quarantore. The analysis moves beyond the conflicting accounts of Burigozzo and Morigia regarding its origin — disputed between Saint Anthony Mary Zaccaria, founder of the Barnabites, and the Capuchin Father Giuseppe Piantanida da Ferno — as well as the subsequent heated controversies that flared up intermittently over the centuries in response to specific milestones, from the Capuchin Order’s formal recognition of the Forty Hours as a “proprium et speciale institutum” to the canonization of Saint Anthony Mary Zaccaria in 1897.

ROMUALDO LUZI – CARMEN RAVANELLI GUIDOTTI, A proposito della Spezieria dei Barnabiti a Macerata, pp. 175-181

Nel numero di «Barnabiti Studi» 20 (2003) il compianto P. Giuseppe M. Cagni pubblicava un ampio articolo dal titolo: I Barnabiti a Macerata (1622-1810 / 1847-1862), alle pp. 202-238, con diversi riferimenti alla nascita e alla creazione della Spezieria, dopo il generoso lascito testamentario del nobile maceratese signor Vincenzo Berardi disposto in data 15 aprile 1621. Di questa Spezieria il P. Cagni non pubblicò, a suo tempo, alcuna immagine dei vasi relativi ai medicamenti ivi presenti. Ora, si presentano due contributi a completamento del lavoro del P. Cagni, relativi al ritrovamento di due vasi in ceramica pertinenti alla detta Spezieria aperta a Macerata.

In issue 20 of Barnabiti Studi (2003), the late Father Giuseppe M. Cagni published an extensive article entitled I Barnabiti a Macerata (1622-1810 / 1847-1862) on pages 202-238, featuring multiple references to the origin and establishment of the apothecary following the generous testamentary bequest of the Macerata nobleman Vincenzo Berardi, made on April 15, 1621. At the time, Father Cagni did not publish any images of the jars used for the medicinal preparations housed there. This article presents two contributions that complement Father Cagni’s work, focusing on the discovery of two ceramic drug jars belonging to the aforementioned apothecary established in Macerata.